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Rimane sempre un segno

Vi racconto di un uomo che pur avendo solo quarantacinque anni ne mostra settanta.
Non ci vuole molto a capire che quell'uomo ha vissuto in prima persona gli anni di guerra qui in Nicaragua.
E' un breve racconto il suo mentre non smette di guardare il suolo.
Non incrocia mai altri sguardi, invece è impossibile  distogliere il proprio dal suo viso ancora tanto addolorato,
Lo so bene che ci sono avvenimenti che non riusciamo a collocare nel tempo e neppure nella nostra vita, ma sono lì che ci giudicano sempre.
 Non sappiamo dove parcheggiarli per patire meno.

Lo so bene io... ma fino a che punto lo so se mi confronto a queste vite?

Mi calo nella tragicità delle sue parole che non scrivo perchè non ho la sua voce né il suo pianto soffocato,
troppo troppo forti e strazianti.

Periodico la Prensa - Nicaragua 

Deboli parole le mie per tutti quei pochi giovani che a soli 18 anni ritornavano vecchi e stanchi da quella lunga guerra qui in Nicaragua.

****

Il cielo è cupo, i colori riflettono quel grigio che
se osservato bene invece è carico di colore.

Non può fare nulla per dar spazio e respiro a questa sua anima afflitta,
abbattuta dai ricordi che non si decidono ad andarsene. 
Un corpo avvilito, anche questo, dalla guerra. 
Questo cielo cupo non si dissolve. 
Non lo farà.
sbiadisce e invecchia  ma non scomparirà mai del tutto
Il sole è così timido dentro di noi che quasi non riusciamo a percepirne il calore.

C'è un perenne colpo dentro il petto,  sempre quel colpo.
C'è il rintocco di un'immagine ancora viva.

Camminava a testa bassa sempre avanti,
mai alzare lo sguardo,
a diciotto anni devi solo obbedire.
non alzare la testa,
non voleva o non doveva fare la fine  di quegli altri giovani visti sul cammino.

Il racconto è spezzato dal tremolio della voce che toglie il respiro.
Ancora oggi lo sguardo è chino, guarda il suolo
come a chiedere perennemente perdono
e la voce è rotta da quel colpo in petto.  
C'è sempre qualche lacrima che non ce la fa ad uscire,
Fu la guerra a strappargli il cuore quando era troppo giovane.
e oggi sono i ricordi che scavano ancora e lo sconfiggono.

Rimane sempre un segno!

*carlafamily*


si parla di lui QUI la lettura non è adatta per chi è particolarmente sensibile
Altro POST sulle guerre dimenticate QUI

Commenti

  1. Ah che cosa terribile vivere con questa attesa, questa ansia che non passa mai ed è così terribile che a volte si desidera che quella sia finalmente l'ultima paura.
    Una carezza per Alberto e una al tuo cuore che sa farsi compagno.

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    Risposte
    1. Quale saranno le nostre ultime paure cara SAri!
      Chi lo sa?

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  2. Le guerre ti segnano per tutta la vita.
    Saluti a presto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ferite profondissime Cavaliere...
      Un caro saluto

      Elimina
  3. La guerra! Che marchio indelebile lascia sul viso di chi la vive da vicino. Quanta tristezza vedere quello sguardo velato in cui si intravvedono gli orrori vissuti. Riusciremo ai a cancellare le guerre?

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    Risposte
    1. Troppe volte ci danneggiamo a vicenda fino al punto di lasciare segni indelebili
      Ciao cara Ambra

      Elimina
  4. Ciao Carla, ben ritrovata.
    molto intenso il tuo post...
    in merito alla guerra in Nicaragua, ho un collega che è nato li e ne porta tutti i segni, nonostante sia un uomo adulto, dunque lo ritrovo nelle tue parole.
    un caro saluto ed un abbraccio
    buona giornata

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carissima S. grazie per il ben ritrovata.
      Sono molto assente nei blog amici in questo periodo ma devo assolutamente riparare e trovare il tempo.
      Dicevi che hai un collega del Nicaragua quindi sa spiegare la guerra e il suo popolo meglio di me.
      Un abbraccio a te cara S.

      Elimina
  5. Pare così tangibile quel dolore...e non è sopportabile

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' un colpo, un pugno ogni pensiero che porta quel ricordo ed è ogni attimo di ogni santissimo giorno.
      Me lo domando anch'io come si fa a sopportare.
      Ciao Cri

      Elimina
  6. Ciao Carla carissima ....questo tuo post mi ha fatto ripensare alle parole pronunciate solo qualche giorno fa da Papa Francesco ...«La guerra è madre di tutte le povertà, una grande predatrice di vite e di anime»
    E la domanda è sempre quella...PERCHE' ?
    Gio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A me invece le parole del SIGNOR ALBERTO mi hanno proprio toccato dentro ed è proprio da persone come lui che voglio capire cos'è il dolore e spero che in tanti possano ascoltare le sue parole per non ripetere gli stessi errori, ma ahimé la storia e la vita del SIGNOR ALBERTO la ascolteranno in pochi e le sue parole profonde toccheranno pochi cuori.
      .... e la madre della guerra e l'odio, la guerra è una tragica conseguenza.
      Un caro saluto Gio

      Elimina
  7. Le guerre sono la vergogna dell'umanità e paradossalmente, visto che devono "decidere" la supremazia, la forza di uno (stato, popolo, civiltà) sull'altro, sono anche la ...debolezza allo stesso tempo!
    Lasciano segni indelebili negli occhi, nelle menti e nei cuori degli uomini e i ricordi di essa li "uccidono" 10...10...1000 volte!

    Un abbraccio Carla.
    Ciao.

    RispondiElimina
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    1. Dici bene caro Pino, la più tragica delle debolezze.
      Un caro saluto

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  8. Le guerre lasciano un segno così profondo che credo ti cambino così tanto dentro...che anche quando riprendi a vivere non ti ritrovi più...Buona serata a te Stefania

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Comprendo dalle parole di quest'uomo che non sarai mai più lo stesso di prima. Solo ad ascoltare certe storie ti cambia la vita, immaginiamoci viverle.
      Un abbraccio Stefyp.

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  9. Ho ricordato i racconti di mio padre che fu costretto a combattere durante il periodo fascista. Ero al suo capezzale quando ottantaseienne morì nel suo letto e nel delirio della fine rievocava ancora con dolore le atrocità vissute in combattimento.
    Buona giornata, un abbraccio
    enrico

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Già mi avevi commentato di tuo padre, la sua storia quindi è anche la tua, molto profonda.
      Ha lasciato il segno.
      Un caro saluto Enrico.

      Elimina
  10. Quanto dolore, Carla, in questa gioventù spezzata.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Terribile, un balzo nel vuoto senza età.
      Ciao cara Silvia

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  11. leggere determinate cose è davvero straziante ...quanta crudeltà, dolore e cattiveria vi è nel mondo?
    a presto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non si può numerare il dolore che esiste attorno a noi, sopito e molte volte dimenticato.
      Ho voluto solo dar voce con questo piccolo post a tanta crudeltà
      Ciao Audrey

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  12. ho avuto la disgrazia di non poter godere del SuperNonno, venuto a mancare che ero troppo piccola...
    lui fu internato nei campi di concentramento austriaci, avendo combattuto contro il nazismo...
    avrei tanto voluto che mi raccontasse il dolore, sebbene la SuperMamma mi abbia detto che non riusciva a parlare di questo argomento..
    ciò perché io la guerra la vedo riflessa nei testi che leggo, la godo nei film che guardo... ma non so di che cosa si vada parlando in verità, mi unisco a Borderline, strazio non proprio compreso da chi vive in una bambagia incosciente

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Patalice, hai detto una cosa bellissima "strazio non proprio compreso ...."
      E' vero, non possiamo comprendere questo strazio e proprio perchè uno strazio simile non dovrebbe viverlo nessuno.
      Il fatto che chi lo ha vissuto non riesca a trovare una pace interiore dimostra che ´é inaccettabile.
      Chi ha vissuto o vive nella bambagia incosciente non ha nulla da vergognarsi.
      Meglio vivere che nella bambagia piuttosto che essere uccisi a poco a poco dall'angoscia di un trauma vissuto sulla propria pelle.
      E poi c' sempre un equilibrio... vero?!?!
      Un caro saluto

      Elimina
  13. ..Aspetto il tuo prossimo post Carla. Grazio di cuore per le tue parole.
    aspetto.
    Il mio abbraccio forte
    Maurizio

    RispondiElimina

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